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Questo
libro non è un romanzo, ma una storia vera; una ragazza,
un incidente d'auto, il dolore, la riflessione, due anni
vissuti in cima ad un albero (Luna) per impedirne l'abbattimento,
poi un libro. Perché?
C'è una dedica, all'inizio del libro:
"... all'essenza di Luna: forza, resistenza, impegno
e amore. E anche alla magia della Terra sotto i nostri piedi,
e alla forza degli individui impegnati a vivere la propria
verità".
Per ostacolare e scongiurare l'abbattimento di una foresta
di sequoie in California, Julia vive per due anni su una
piattaforma in cima a Luna, un albero alto oltre 50 mt.
Occupare un albero è un gesto estremo, eseguito dagli
attivisti, a cui inizialmente Julia si aggrega, per tentare
di fermare qualcosa di grave, irreparabile, e che non si
ha alcun modo di fermare diversamente.
Julia, dopo un incidente d'auto si rende conto della volatilità
della vita e sente il bisogno di avere uno scopo, un obiettivo,
e questa azione sembra all'improvviso e istintivamente la
risposta più giusta ed urgente al suo bisogno.
Il tentativo di salvare Luna dall'abbattimento diventa un
percorso di crescita:
avere uno scopo aiuta ad affrontare le difficoltà
con spirito nuovo, provare amore per un essere vivente,
come Julia lo prova per Luna, aiuta a trovare il modo migliore
per reagire, e vedere tutto da una prospettiva nuova porta
ad una grande lucidità e rafforza la passione e la
fiducia nelle proprie convinzioni.
In Julia si scatena odio e disgusto nell'assistere a qualcosa
di profondamente violento e ingiusto, nel vedere dall'alto
di Luna la determinazione con cui si danneggia in modo definitivo
una parte preziosa della Terra e patrimonio di tutti. Rendersi
conto di appartenere ad una società così violenta
e priva di rispetto provoca rabbia incontenibile.
Ma Julia non si ferma a questo, si rende conto che l'odio
e la rabbia la svuotano, la privano di energie, e la colmano
di paura, tristezza, frustrazione. Inizia così a
cercare di trasformare i sentimenti distruttivi in qualcosa
di positivo, in una forza che la possa aiutare a ribellarsi
senza restare distrutta dall'odio : e scopre di avere in
sé un amore incondizionato per ciò che sta
difendendo, ma anche per la vita e l'umanità nel
suo insieme, ciò che lei chiama "la Creazione".
Si affida molto alla fede, Julia, in questo primo periodo
e in tutti i momenti di grave pericolo, disperazione, paura
che incontrerà nel suo percorso, e sempre traendone
grande forza e coraggio.
Una sera, un ultimo dell'anno, Julia vuole fare dei propositi
per l'anno nuovo, ci pensa, riflette sulle sequoie, e decide
che proprio le sequoie sarebbero state la sua guida: "Anche
quando sono a pezzi sul terreno, le sequoie non mollano.
Anzi, cercano di germogliare. Se non vengono ricoperte di
erbicidi, o bruciate con il gasolio o il napalm, riescono
a rigenerarsi". Julia sa che rimarrà in cima
a Luna a qualunque costo.
Quando il movimento ambientalista cerca di convincerla a
rinunciare, preoccupato più che altro di questioni
di immagine, di regolamenti interni, costi e risorse per
mantenere questa occupazione... Julia non scende. Non cede,
lei è estranea a gente che non ha le sue stesse priorità
e che si perde in burocrazie interne, convinzioni deboli
e facilmente attaccabili, e per cui qualcuno determinato
come Julia diventa solo qualcuno da controllare anziché
sostenere.
Le restano accanto persone solidali e fedeli, animate dalle
stesse convinzioni. Poche persone, inizialmente. Diventeranno
molte di più in seguito, ma non avrà mai l'appoggio
incondizionato di movimenti ufficiali preoccupati più
che altro dell'indipendenza e intraprendenza con cui Julia
porta avanti la sua causa.
Nei due anni su Luna Julia attraversa inverni rigidissimi,
tempeste violente, neve, e con essi attraversa momenti di
paura, dubbi, angoscia, e si sente demoralizzata quando
fisicamente sente quasi di non farcela più. Ma non
smette mai di riflettere, di cercare di trovare sempre la
soluzione migliore, la più giusta, al di là
dell'istinto di sopravvivenza che durante certe tempeste
le dice solo di scendere subito da Luna: Julia dice "Scendere
perché avevo paura della tempesta sarebbe stato un
tradimento della parola data, e io credo che noi valiamo
quanto le nostre parole. Se le azioni non coincidono con
le parole, il nostro valore come persone è sminuito".
E resta sull'albero. "Voglio essere forte per te, Luna,
non voglio morire perché voglio aiutare a fare la
differenza", si dice Julia proprio durante la peggiore
tempesta nei due anni su Luna, e impara a cercare dentro
di sé tutte le forze che riesce a trovare, proprio
nei momenti di grave difficoltà.
Quando la tempesta, l'ultima di tante e la peggiore, finisce,
Julia si sente una persona nuova, si sente uscita da una
metamorfosi come la farfalla da cui ha preso il nome di
battaglia, butterfly, e scrive: "Non vivrò mai
più la mia vita con paura, come fa troppa gente sconvolta
dalla nostra società incoerente. Vivrò la
mia vita con la guida di una fonte più elevata, la
fonte della Creazione. Non avrei mai potuto rendermi conto
di tutto questo se non fossi andata a pezzi emotivamente,
spiritualmente, mentalmente e fisicamente. Dovevo cadere
a pezzi e non vedere alcuna speranza prima di abbandonarmi.
Solo allora ho potuto essere ricostruita, solo allora sono
tornata la persona che sono destinata ad essere".
Julia scende da Luna dopo due anni, dopo aver raggiunto
l'accordo per la salvezza di Luna e delle sequoie circostanti,
accolta dal suo gruppo di sostegno e dalle molte persone
che si sono aggiunte al suo fianco nel tempo, con solidarietà
e coraggio.
E il suo ringraziamento è per chiunque voglia continuare
a fare la propria parte in questo mondo:
"Chi affronta la paura, l'oppressione e la violenza,
ma continua ad affondare le sue radici nell'amore, nell'impegno
e nell'azione è il mio eroe".
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