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L'interesse della scienza
di Franco Carlini

Dal quotidiano: Il Manifesto - 7 Settembre 2001
Fonte: http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/010907a.htm

La più prestigiosa rivista scientifica al mondo è l'inglese Nature che esce puntualmente ogni settimana dal 1869. Ma dal mese di ottobre agli scienziati verrà imposto un vincolo in più: al momento di sottoporre le loro ricerche alla rivista dovranno dichiarare sul proprio onore se hanno degli interessi finanziari in qualche azienda che potrebbe ricavare dei benefici dai loro lavori. E' una decisione di trasparenza totale, resa necessaria dall'intreccio sempre più stretto tra ricerca pura e applicata, tra istituzioni pubbliche e industrie. Riguarda soprattutto le scienze mediche, ma non solo. La richiesta della rivista non è un obbligo: i ricercatori che non volessero aderire potranno vedere ugualmente pubblicati i loro lavori, ma con una nota a piè di pagina che segnalerà il fatto ai lettori. Il direttore della rivista, Philip Campbell, presentando la decisione ha voluto essere chiaro: "la nuova politica non è basata sull'assunzione che gli interessi commerciali dei ricercatori comportino una caduta di integrità delle ricerche. Piuttosto si fonda sul riconoscimento di problemi potenziali". E aggiunge che "c'è ormai una sufficiente evidenza che le pratiche di pubblicazione nelle ricerche biomediche sono influenzate dagli interessi commerciali degli autori... Ci sono circostanze in cui la selezione dei risultati, la loro interpretazione e l'enfasi della presentazione possono essere influenzati dagli interessi dei ricercatori, inavvertitamente o anche deliberatamente".
Molto ovvio, molto ragionevole, e anche poco tranquillizzante per chi eventualmente pensassse agli scienziati come a dei missionari disinteressati. In questo stesso mese di settembre altre testate scientifiche, ancora più strettamente coinvolte nel problema, annunceranno analoghe politiche editoriali. Del gruppo fanno parte The Lancet, il Journal of the American Medical Association (Jama) e il New England Journal of Medecine. Insomma, il fior fiore dell'editoria medico scientifica. Per il futuro pubblicheranno articoli scientifici frutto di ricerche sponsorizzate dall'industria farmaceutica solo se ci sarà la certezza che gli autori hanno il pieno controllo sui dati e sulle cose da pubblicare. Capita infatti sempre più spesso che le case farmaceutiche finanzino delle ricerche indipendenti, per esempio presso le università, ma riservino a sé la decisione del cosa pubblicare, del quando e del come. La richiesta di riservatezza può avvenire sia per tutelare eventuali brevetti futuri che per evitare che risultati non graditi vengano resi noti. Il che, evidentemente, è una vistosa alterazione dell'etica della ricerca.
Un caso recente, emerso anche sulle pagine dei quotidiani americani, conferma la gravità del problema: Vioxx della Merckx e Celebrex della Pharmacia-Pfizer, sono due farmaci recenti di grande successo nella cura dell'artrite. A differenza di altri medicinali preesistenti si sostiene che non provocherebbero ulcerazioni intestinali e grazie a questo hanno raggiunto un fatturato annuo di 6 miliardi di dollari. Ma nel corso del procedimento di approvazione del Celebrex negli Stati Uniti è venuto alla luce un fatto singolare: i testi clinici resi pubblici da Pharmacia erano solo una parte di quelli condotti. Esaminando l'intero blocco di risultati emergeva che i rischi di ulceri intestinali erano più elevati di quanto dichiarato ufficialmente. Il caso è scoppiato anche grazie al fatto che la Food and Drug Administration (l'agenzia federale americana che autorizza la commercializzazione delle medicine) ormai dà regolare notizia dei procedimenti sul suo sito Internet, mettendo tutti in condizione di vedere i risultati e le istruttorie aperte. Nello stesso tempo un'altra ricerca indipendente condotta all'università di Cleveland, mostrava che il farmaco della Merck poteva avere qualche contro indicazione di tipo cardiovascolare per i pazienti. Pubblicati sul Journal of the American Medical Association questi risultati provocarono una reazione indispettita della Merckx, che esercitò delle pressioni sulla rivista per pubblicare una rettifica o un punto di vista alternativo, il suo. La discussione scientifica è aperta e tutti i punti di vista certamente devono essere visibili, ma con essi anche gli interessi collegati, e questo è un bene per la scienza, per la salute e per i cittadini.

 
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ultimo aggiornamento 04/2005